Non penso che un sistema come quello della moda italiana sia destinato a crollare. Nè penso che stia realmente soffrendo di una crisi strutturale. Forse di una mancanza di regia collettiva, per usare una parola che viene dal teatro, quello sì.
Ce ne sono molti di attori che recitano tra Milano e il resto dell’Italia e molti spettatori che osservano in giro per il mondo. La compagnia pur essendo bene assortita manca di coesione. I molti pezzi del sistema, lo dico da tempo, hanno difficoltà a parlarsi. Camera della Moda, editoria, istituzioni, scuole, associazioni di categoria, raramente si siedono in torno ad un tavolo per discutere. E non comunicando si scatenano reciproche animosità. Inutili.
Quello che stiamo cercando di fare, per ora con un ristretto manipolo di audaci, è di costruire dei legami e delle piattaforme di scambio.
Le scuole di moda sono state le prime ad aderire, forse perchè le più lontane dai centri di potere.
Mi aspetto che dentro questo utopistico buco bianco prima o poi cadano anche tutti gli altri.
E ovviamente il blog esiste per facilitare la comunicazione
1 commento
10 agosto 2009 alle 13:53
Mi piace moltissimo questo “terzoblog”: ancora più accattivante dei precedenti, soprattutto per l’approccio. Non importa quanti saranno i lettori (anche se mi auguro che saranno in tanti). Ciò che importa è creare un luogo dove recuperare sincerità, autenticità, comunicazione “vera”. Ne abbiamo tanto bisogno, soprattutto in questo periodo. La moda, in particolare, ha bisogno di far sentire la propria voce. La moda, come l’arte, può, a pieno titolo, esprimere quella creatività e di quella cultura di cui da troppo tempo si sente la mancanza. Nella moda si può fare tanto lavoro, seriamente, con tenacia e con dedizione. In bocca al lupo, Andrea, per tutti i progetti che hai in mente!
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