In una città dove non esiste il traffico e non esistono le macchine parcheggiate in doppia fila sembra naturale che il London Fashion Week venga ospitato da due stagioni alla Somerset House, meraviglioso palazzo neoclassico trasformato in un centro culturale da una fondazione privata senza nessun aiuto dalle istituzioni.
Ci sembra quasi naturale che sia Sarah Mower, seguitissima fashion editor di Style.com, a farci da guida raccontandoci uno per uno i nuovi designers ospitati, ovviamente gratis, nei tre piani con vista sul Tamigi dell’edificio.
Mentre ci aggiriamo per le stanze troviamo normale che tutti i giovani talenti siano raccolti insieme in un unico luogo centrale e proprio a fianco delle sfilate istituzionali.
In albergo, mentre guardiamo Mary Katrantzou intervistata dal telegiornale nazionale della BBC per un quarto d’ora, non siamo per niente sorpresi.
Nè siamo sorpresi nel vedere spiegarsi nei giorni del Fashion Week contest seguitissimi come Fashion East, New Gen o Fashion Fringe interamente sponsorizzati da giganteschi marchi commerciali.
Da Topshop ci divertiamo a scorrere le minicollezioni disegnate da emergenti in un’area dedicata del negozio e fermi davanti alle immense vetrine che trasmettono le sfilate in diretta non rimaniamo neanche un pò stupiti.
Poi saliamo su un Linate-Milano e ci ritorna in mente quanto ci sia da fare da queste parti.
3 commenti
22 febbraio 2010 alle 01:07
Dai Andrea, mettiti sotto e dai una mano a far emergere i “DESIGNERS” italiani, quelli con la “D” maiuscola però.
22 febbraio 2010 alle 02:46
la moda in se? interseting?
23 febbraio 2010 alle 10:47
sono pienamente daccordo…..ciao.
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