Come sia possibile trasportare nella contemporaneità un nome con un’eredità così pesante come Vionnet è una domanda che bisognerebbe smettere di farsi.
Vionnet sta alla storia della moda come l’invenzione dell’antibiotico sta alla storia della medicina, come il primo Apple sta alla storia della tecnologia, come l’assalto alla Bastiglia sta alla storia di Francia. Il suo lavoro ha un carattere talmente rivoluzionario e unico che non ci si può aspettare che nessuno lo prosegua. Può essere copiato, come hanno fatto a piene mani Galliano e molti altri, ma non proseguito.
Essere rivoluzionari non è un tema progettuale e non dovrebbe diventarlo.
Quello che si può fare è usare il senso di praticità, di eleganza e di felicità del lavoro di Vionnet e tradurlo con segni attuali.
Un esercizio che di certo può portare dappertutto. Anche alla perdizione.
Per quanto sia un mio caro amico, non mi sembra questo il caso di Rodolfo Paglialunga.
Il suo lavoro mi sembra profondo, tecnicamente perfetto, evidentemente contemporaneo.
Sono d’accordo con l’immensa Sarah Mower di Style.com che raggiungere in maniera visivamente semplice una grande completezza narrativa sia difficile.
Ma non sono d’accordo per niente con lei quando lascia trasparire un neanche tanto sottile senso di snobbismo nei confronti di un’operazione tutta italiana.
Pensavo fossero finiti i tempi del Nord e Sud.
Invece mi sa che sono appena ricominciati.
1 commento
30 gennaio 2010 alle 23:21
andrea a volte ti amo..solo a volte
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