Sembra evidente da quest’ultima tornata di precollezioni, ma lo era già molto anche dall’estivo precedente, che i designers più accorti e in qualche modo più visionari si stiamo dirigendo in tutta fretta verso gli anni settanta.
Alcuni nomi: Celine, Vionnet, Chloè, Stella Mc Cartney.
Non quelli del glam barocco ma quelli post industriali, post anni sessanta, pre aids.
Anni in cui la distinzione tra vestirsi per lavorare e vestirsi per uscire comincia a radicalizzarsi per poi arrivare a scoppiare negli anni ottanta.
In quel periodo le strade stilistiche si divaricano pesantemente. Alcuni pensano di più ad un aspetto, altri al suo opposto.
In Italia nascerà la contrapposizione Armani/Versace per esempio.
Ma è anche vero che verso la metà degli anni settanta si ricomincia a pensare al daywear in termini di lusso discreto e pratico.
Gucci degli inizi. Halston. Walter Albini. Yves Saint Laurent.
Adesso come allora è come se ci fosse bisogno di nuovo di una distinzione netta tra le diverse funzioni d’uso. Una vecchia parola che torna ad avere senso.
Forse perchè nel frastuono della crisi i glitter hanno perso un pò di significato, forse perchè, adesso più che mai, per raccontare una storia ci vuole un’inizio, uno svolgimento e una fine.