A volte mi dimentico quanto è bello parlare con studenti aperti, intelligenti e pronti a mettersi in gioco.
Non perchè ce ne siano pochi. Ma perchè passo purtroppo molto del mio tempo in noiosissime riunioni di tipo managerial-casalingo.
Invece qua sotto c’è un fantastico ribollire di ansie, attese, paure e frustrazioni che capita che sfocino in progetti creativi e interessanti.
Stamattina ne ho incontrati un paio.
Mi hanno scritto una mail lamentandosi di aver poco da studiare.
Li ho ascoltati, ho guardato i loro bei progetti, li ho visti accalorarsi e anche piangere dimostrando una fortissima volontà di fare.
Dimostrando di avere occhi e orecchi molto aperti.
E’ questa la normalità qua dentro.
Ed è questa la normalità di tutti i posti in cui c’è un territorio libero di espressione, necessario a chi, molto giovane, non può fare a meno di creare.