E’ probabilmente il caso di cominciare a pensare seriamente che la schiatta di designer italiani che chiamiamo emergenti, di emergente non hanno più niente.
Emergente è chi per la prima volta si stacca dal niente indistinto ed appare sotto la calda luce dei riflettori.
Emergente è chi ha la necessità, l’emergenza, di dire qualcosa di nuovo o qualcosa di vecchio in modo nuovo.
Emergente è, soprattutto, chi non è ancora allineato al modo di pensare, di guardare, di vendere, di comprare e di capire della massa.
Non sono emergenti: Albino, Colangelo, Scognamiglio, Aquilano-Rimondi.
Sono nuovi. E lo sono non in linea generale ma, al momento, solo rispetto alla vecchia e solitaria casta dei meganomi italiani.
Emergente è Marco de Vincenzo che ha presentato ieri sera una lucida e coerente riflessione sugli anni novanta e il senso del corpo.
Emergenti sono i Leitmotiv che lavorano in maniera chirurgicamente perfetta solo sulle stampe.
Emergente è Biancamaria Gervasio e il suo difficile lavoro di scalpello intorno all’eredità di Mila Schon.
Il senso della faccenda dovrebbe essere che più velocemente le cose salgono verso l’alto, diventano cioè riconosciute e istituzionali, altrettanto velocemente si crea spazio per il nuovo.
2 commenti
29 settembre 2009 alle 00:32
Concordo appieno: analsi lucida e putuale.
29 settembre 2009 alle 10:58
Mi piace. Questa considerazione. Mi piace. I agree
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